Morti che fanno male: Glen Hansard

Questa morte fa male.
Quella di oggi è una ferita vera, più profonda di altre che mi ha dato la morte di artisti che amavo.
Non so perché. Ma scorrendo i social, vedo che non sono l’unica. Solo qualcuno di molto speciale può raccogliere una tale, immensa, manifestazione d’affetto.

Glen Hansard era uno che aveva iniziato cantando per strada ed era arrivato a vincere un Oscar per la miglior canzone originale.
Nonostante ciò, continuava ogni tanto a cantare per strada come un senza tetto qualunque.

Per me era il chitarrista dei Commitments, il film che mi ha fatto conoscere la musica nera e, di fatto, mi ha cambiato la vita.
Poi l’avevo perso di vista: non conoscevo neanche il film e la canzone con cui poi vinse l’Oscar.
Ma molti anni dopo l’ho visto inaspettatamente dal vivo, insieme a Eddie Vedder, e da quel momento mi ha conquistata, con la sua arte delicata e profonda.
Con lo spirito di un popolo, quello irlandese, che porta in sé una saggezza millenaria, radicata e conservata nei secoli, nonostante le tante ferite di una storia dolorosa.

Glen artisticamente è qualcosa di unico e non spiegabile a parole. Bisogna ascoltarlo, e l’innamoramento è garantito.
Era un poeta vero, autentico, con la sua chitarra bucata ed una voce intensa, con cui cantava la vita in faccia al mondo in un modo unico, assolutamente puro e soave.

Questa partenza improvvisa e assurda ha spezzato il cuore di tutti quelli che sapevano chi era.
E adesso siamo così, con lo sguardo perso nel vuoto, a rimpiangere una grande anima che ha terminato la sua missione su questa terra. Troppo presto.
Missione compiuta alla perfezione, comunque.

Credo abbia ragione Bono, quando dice che forse Glen Hansard non è mai esistito. Forse era una creatura angelica che per qualche tempo ha vissuto tra noi. Ma se non è mai esistito, non cesserà mai di esistere.
Buon viaggio nell’eternità, Glen.

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