
Vittoria Bagnoli, in arte Vicky Le Roy, è una giovane insegnante che non ha mai smesso di coltivare il suo sogno musicale. Tra elettronica, dream pop e synthwave, costruisce brani ironici e profondamente personali, nei quali i piccoli ricordi della quotidianità diventano materia per raccontare emozioni universali. L’abbiamo incontrata dopo la sua esperienza sul palco del Rock Live Festival di Acquaviva di Montepulciano, dove si è esibita accompagnata dal ballerino Marco Migliorini.
Ilenia Bruni (IB): Partiamo dal nome perché Vicky Le Roy?
Vicky Le Roy (VLR): Il nome nasce dalla mia zona, la Val d’Elsa. Quando ero ragazzina andavano molto di moda Franchino, Pechino e Ricky Le Roy appunto.. Erano sonorità che facevano parte anche della mia vita familiare. Mio fratello, mentre io ascoltavo cose un po’ più dark perché ero ragazzina, in camera sua ascoltava Franchino e frequentava quei mondi musicali.
Quindi, in qualche modo, queste sonorità sono entrate nella mia vita e sono rimaste legate ai miei ricordi. Il nome nasce proprio da questo, unito naturalmente ai miei gusti personali. Spero che nessuno mi faccia causa!
IB: Come definiresti il tuo genere musicale?
VLR: Non è facile definirlo. A livello musicale potrei parlare di dream pop, synthwave o elettronica di base. In realtà, però, i miei pezzi sono molto ironici. Forse l’ironia non è un genere musicale, ma è sicuramente una parte importante di quello che sono.
È un viaggio attraverso questi tre mondi: elettronica, dream pop e synthwave. Senza arrivare mai alla techno, perché non è techno, anche se rimane comunque musica elettronica.
IB: l’ironia sembra essere una componente molto importante della tua musica.
VLR: Sì. Alla fine i pezzi che scrivo parlano di ricordi di vita banale, quotidiana, che però hanno un significato enorme. Perché la vita è bellissima e anche le piccole cose possono occupare uno spazio enorme.
Ci sono, per esempio, pezzi che parlano degli Spätzle oppure di Trenitalia, che mi ricorda i viaggi che facevo da ragazzina per andare a scuola a Empoli. Sono tutte cose che hanno un legame con la mia vita, ma che in fondo raccontano una vita qualsiasi, quella di ognuno di noi.
IB: c’è una tua canzone alla quale sei particolarmente affezionata?
VLR: Sono particolarmente affezionata a Die Before The Weekend. Questa canzone parla del mio lato un po’ “cincischio”, cioè di quella parte di me che, quando si trova in un posto bello o vive un momento speciale, non vorrebbe mai che finisse.
È il desiderio di godersi il momento fino in fondo, ma allo stesso tempo la paura che quel momento prima o poi debba finire. A volte penso quasi che sarebbe meglio non arrivare alla fine, per non dover provare quella sensazione.
Ci sono quelle serate in cui vorresti stare sempre con le persone che ami, stare bene e non smettere mai. Die Before The Weekend nasce proprio da questa idea: meglio morire prima di dover vedere finire qualcosa di così bello. È un po’ romantica, forse anche estrema, ma è una canzone a cui tengo molto.
IB: sei salita su un palco importante. Con quale aggettivo descriveresti quell’emozione?
VLR: Potente. È stata un’emozione potente, sia per chi era fuori dal palco sia per chi era sul palco.
Riconosco l’importanza di questo festival e trovarmi lì da sola è stato significativo. Io suono due macchinette, tutto in maniera molto analogica, senza usare il computer. E naturalmente c’è sempre quella preoccupazione: andrà bene? Andrà male?
Sono abituata a suonare in posti piccoli, con le persone molto vicine a me. Questa volta, invece, mi sono trovata su un palco enorme.
Fortunatamente c’era Marco, il ballerino che è stato coinvolto per l’occasione. Spero davvero che ci sarà ancora, perché mi ha aiutato a gestire anche quello spazio così grande.
IB: Come hai conosciuto Marco?
VLR: L’ho conosciuto al Cassero, quando ho fatto una data a Poggibonsi quest’estate. Poi ci siamo rivisti e mi ha detto: “Che bello sarebbe ballare su due dei tuoi pezzi”.
Io gli ho chiesto se fosse disponibile il 4 settembre e da lì è iniziato tutto. Lui è un ballerino professionista, quindi abbiamo fatto le prove insieme.
Vedere i propri pezzi prendere movimento attraverso la danza è qualcosa di potentissimo.
IB: quali sono i tuoi prossimi appuntamenti?
VLR: Il 12 settembre sarò al Cirque Fantastique di Firenze, alle Cascine. Poi il 3 ottobre al Circo Oshimin di Pistoia e il 17 ottobre al Sonar, per l’apertura.
IB: ci sono novità anche sul fronte discografico?
VLR: Sì. Quest’estate ho inciso l’album. Adesso devo ancora mettere insieme un po’ di soldi per poterlo far uscire. Per quanto riguarda il supporto fisico, non so ancora se ci sarà un album o un vinile, ma i pezzi dovrebbero uscire in autunno.
Sono un po’ emozionata.
E forse è proprio questa la cosa più bella: continuare a sognare, anche quando la vita quotidiana porta altrove.
Vittoria Bagnoli insegna, ma nel frattempo scrive, suona, sperimenta e costruisce il suo piccolo universo musicale. Un universo fatto di elettronica, ironia, ricordi e quella voglia ostinata di trasformare le cose semplici della vita in qualcosa che possa emozionare anche gli altri.
Grazie a Vittoria per aver condiviso con noi la sua musica e i suoi sogni.
