L’addio a Igor Protti: el bomber del pueblo

Caro Igor, 
Mi permetto di darti del tu. Avendo pochi anni meno di te, mi hai accompagnato durante tutta la tua vita calcistica. Pensa: ho scoperto solo all’ultimo che eri nato a Rimini. Per me eri livornese.
Perché quando una città intera si identifica con un calciatore, forse viene spontaneo pensare che tu sia di quella città. Anche perché lì ti sei fatto conoscere e lì sei tornato a chiudere la carriera. E che carriera.
Sì certo la nazionale non l’hai vista, Ma conta davvero? Hai vinto titoli di capocannoniere in C in B e in A: è un record, no?
In serie A lo hai vinto con il Bari che poi è retrocesso: è un record anche questo…(Mai successo!).
Hai riportato il Livorno in serie A dopo 55 anni. Ti pare poco?
Eppure non hai mai giocato in nazionale. Mistero…
Ma sei in ottima compagnia, tranquillo…(Leggasi Hubner e Virdis altri capocannonieri che non hanno mai indossato l’azzurro… E anche Pruzzo c’ha girato parecchio al largo…).
Ma non sono queste le cose brutte della vita. E purtroppo lo sai. 
Nessuno ti ha regalato niente. Fin da bambino quando nel ’78, volevi il pallone dei mondiali e il tuo babbo, che aveva un impresa, ti portò a lavorare con lui per una settimana. Queste sono cose che formano. E che ti sono sicuramente servite.
Ma soprattutto ti saluto ricordandoti la cosa più importante che hai fatto: aver fatto sognare tanti bambini…
Ti pare poco?
E di questo ti ringrazio a nome loro. 
Buon viaggio bomber.
Ti sia lieve la terra.

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